Appello per fronteggiare sovraffollamento ospedali Siciliani

L’aumento dell’incidenza delle malattie infettive respiratorie, che si verifica con l’arrivo della stagione invernale, e la conseguente pressione sugli ospedali, che porta nei periodi di picco a un vero e proprio sovraffollamento, che si sta verificando anche in questi giorni, mettono in luce i punti deboli del servizio sanitario regionale, dalla non adeguata adesione ai programmi di vaccinazione, all’insufficiente offerta socio-assistenziale nel territorio. Per affrontarle occorre adottare un approccio di sistema, che risponda al bisogno di salute espresso dalla popolazione e, in particolare, dalle persone fragili, avviando nuovi servizi come le Case e gli Ospedali di Comunità

Comunicato: Serve un approccio di sistema per fronteggiare le sfide del Servizio Sanitario Regionale come il rischio di sovraffollamento degli ospedali siciliani.


L’aumento dell’incidenza delle malattie infettive respiratorie, che si verifica con l’arrivo della stagione invernale, e la conseguente pressione sugli ospedali, che porta nei periodi di picco a un vero e proprio sovraffollamento, che si sta verificando anche in questi giorni, mettono in luce i punti deboli del servizio sanitario regionale, dalla non adeguata adesione ai programmi di vaccinazione, all’insufficiente offerta socio-assistenziale nel territorio. Per affrontarle occorre adottare un approccio di sistema, che risponda al bisogno di salute espresso dalla popolazione e, in particolare, dalle persone fragili, avviando nuovi servizi come le Case e gli Ospedali di Comunità. - Lo ricordano gli esperti in Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica siciliani, Claudio Costantino, (Presidente della Sezione Siciliana della Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità pubblica - S.It.I.), Walter Mazzucco (Direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva e Coordinatore del Master in organizzazione e Management Strutture e Servizi Sanitari - Università degli Studi di Palermo), Antonio Mistretta (Direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva - Università degli Studi di Catania), Pasqualina Laganà (Direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva - Università degli Studi di Messina), e Vincenzo Restivo (Coordinatore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina preventiva - Università degli Studi di Enna “Kore”)

Il Servizio sanitario regionale versa in uno stato cronico di sofferenza poiché è ancora caratterizzato da un assetto prevalentemente ospedalocentrico. È certamente importante portare a compimento l’adeguamento della rete ospedaliera, riservando in questo contesto le giuste attenzioni anche alla lungo-degenza e alla riabilitazione, ma è altrettanto prioritario dedicare ogni possibile sforzo al miglioramento delle coperture vaccinali e, più in generale a favorire l’accesso ai percorsi di prevenzione, e portare a compimento tutti gli interventi strutturali previsti dalla normativa nazionale e dal Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza (PNRR) per il rilancio dell’assistenza territoriale.

Purtroppo, la Regione risulta in sofferenza nell’adempimento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) dell’area della Prevenzione e dell’area Distrettuale (assistenza territoriale) e, anche per questa ragione, dal 2007 a tutt’oggi, permane in stato di Piano di rientro che ne limita le politiche di sviluppo. Inoltre, la Sicilia non ha ancora completato l’iter di realizzazione ed attivazione delle Case di Comunità (strutture di assistenza primaria) e degli Ospedali di Comunità (strutture intermedie di assistenza e cura), previste dal PNRR e dal Decreto del Ministero della Salute n. 77 del 2022, e ulteriori sforzi sono necessari a riguardo della copertura e dell’attivazione dei servizi di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI).

Peraltro, i principali indicatori epidemiologici descrivono in Sicilia un quadro di salute meno favorevole rispetto alla media nazionale, con un’aspettativa di vita media circa 3 anni inferiore rispetto al Nord del Paese.

In questo contesto si inseriscono i problemi legati alle malattie respiratorie invernali. Sebbene si stia progressivamente raggiungendo il picco stagionale di incidenza delle infezioni respiratorie – continuano gli esperti - non è possibile la guardia: infatti, a partire da quando la curva epidemica inizierà la sua discesa, e sino alla fine dell’epidemia, si potranno registrare un numero di nuovi casi equivalenti a quelli che ci sono voluti per raggiungere al picco. È, quindi, fondamentale continuare a vaccinare la popolazione fragile contro l'influenza, oltre che contro le altre infezioni respiratorie vaccino-prevenibili, fino al termine indicato dalle autorità sanitarie, ovvero il 28 febbraio 2026. Tali vaccinazioni, efficaci già a partire da 7-10 giorni dalla somministrazione, rappresentano nell’immediato l’unico strumento per limitare i contagi e le forme severe delle malattie respiratorie. Tuttavia, non tutti i cittadini sono posti nelle condizioni di apprezzare l’importanza della prevenzione e, talora, messaggi fuorvianti diffusi tramite i mezzi di informazione e, soprattutto, i social media, possono indurre i potenziali beneficiari a non aderire ai percorsi di prevenzione.

Al contempo, le cronicità rappresentano il maggior carico di malattia in una popolazione sempre più anziana, che necessita di assistenza frequente e continuativa, e, pertanto, di una presa in carico a livello domiciliare e comunitario, riducendo al dovuto il ricovero nelle strutture ospedaliere.

Il combinato disposto di queste criticità, in assenza di percorsi di prevenzione performanti e della funzione di “filtro”, che è demandata all’assistenza territoriale, ripropone sistematicamente il fenomeno del sovraffollamento dei Pronto Soccorso e sovraccarica i presidi ospedalieri, che invece dovrebbero essere prioritariamente dedicati alla cura delle acuzie.

La prevenzione, tramite le vaccinazioni nel caso delle malattie respiratorie vaccino prevenibili, e l’approccio di comunità, attraverso il dispiegamento dei nuovi modelli organizzativi di presa in carico nel territorio - dalle Case di Comunità agli Ospedali di Comunità, senza dimenticare l’importanza dell’assistenza domiciliare, sotto il coordinamento delle Centrali operative territoriali - rappresentano le necessarie risposte al bisogno di salute espresso dalla popolazione e, in particolare, dalle persone fragili.

Pertanto, pur apprezzando l’impegno ad oggi profuso, non possiamo esimerci dall’esprimere preoccupazione. Nel rappresentare la piena disponibilità alla collaborazione, rivolgiamo un accorato appello affinché si continui ad assicurare ogni possibile sforzo per migliorare le coperture vaccinali nei soggetti fragili, oltre che nelle categorie contemplate dal Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale, nonché per procedere, nel più breve tempo possibile, al potenziamento dell’offerta dei servizi sanitari nel territorio, dall’ADI alle Case della Salute, che potranno garantire assistenza e cure continuative e di prossimità, agli Ospedali di Comunità, che potranno offrire 800 ulteriori posti letto destinati all’erogazione di interventi sanitari a bassa intensità clinica, ma che necessitano di assistenza sanitaria continuativa non erogabile a domicilio. Resta inteso che, al fine di affrontare le sfide prima richiamate, è indispensabile consolidare la sinergia tra il Servizio Sanitario Regionale e gli enti locali, le comunità, e tutti i portatori di interesse, in ottica di una presa in carico socio-sanitaria dei bisogni espressi dalla popolazione.


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